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CoronaAvvento2023Vegliate! è il richiamo del Vangelo di questa prima domenica di Avvento 2023, tempo di riflessione e di preparazione alla venuta del Messia.
È un tempo particolarmente caro alla pietà popolare che nel corso dei secoli ha mantenuto viva questa memoria e lo ha reso evidente non solo nella Liturgia che ne celebra il significato originario, ma anche nell’allestimento del presepe, della corona d’Avvento, degli alberi di Natale sempre più riccamente adornati.
È questo un tempo propizio in cui i valori ed il vocabolario della tradizione cristiana resistono ancora alla corrosione linguistica ed a quella delle proposte commerciali e diventano l’occasione per richiamare anche i cuori più tiepidi a fruire del calore che promana dal mistero del Natale.

“La pietà popolare, per la sua comprensione intuitiva del mistero cristiano, può contribuire efficacemente alla salvaguardia di alcuni valori dell’Avvento (…); l’attesa della nascita del Salvatore la rende sensibile al valore della vita e al dovere di rispettarla e di proteggerla fin dal suo concepimento; essa intuisce pure che non si può che non si può celebrare il Natale del Signore se non in un clima di sobrietà e di gioiosa semplicità e con un atteggiamento di solidarietà verso i poveri e gli emarginati” (Direttorio su pietà popolare e Liturgia, n. 105).

Ecco quindi che nelle nostre case e nelle chiese trovano nuovamente posto presepi, alberi e corone d’Avvento: abbiamo bisogno di ritrovare qualcosa di straordinario che dia senso alla nostra quotidianità, che la attraversi e la trasformi in qualcosa di bello e desiderabile!

“La corona di Avvento, con il progressivo accendersi delle sue quattro luci, domenica dopo domenica, fino alla solennità del Natale, è memoria delle varie tappe della storia della salvezza” (Direttorio..., n. 98).

Tra le avversità della vita abbiamo bisogno di speranza, pace, gioia ed amore!
Non attendiamo solo una nascita ma - forse non del tutto consapevoli - anche il ritorno di Gesù! La disposizione circolare delle candele rispecchia perciò questa duplice speranza. La fiamma, infatti, ci richiama l’attesa della luce che mai si spegne e che squarcia il buio della notte dell’umanità nella quale irrompe.
Il muschio ed i rami di abete richiamano la natura, da sempre partecipe dei riti più importanti legati al ciclo della vita e presenti fin dall’antichità nei culti e nelle mitologie pagane, evocano infine l’eternità della vita, rimandando sia all’albero di vita presente nel giardino dell’Eden (Gn 2,9) sia a quello della croce.

Nella gestualità rituale e ripetitiva di questa tradizione natalizia, possiamo perciò trovare un terreno fecondo di opportunità: quella di lasciarci affascinare dallo stesso stupore che colse pastori e Re Magi alla presenza del Messia; quella di ribadire la sacralità della vita come dono da accogliere, proteggere e difendere; quella di riscoprire i valori della cura e della solidarietà; quella di valorizzare un tempo in cui fare spazio per ciò che davvero è essenziale per tutti noi: nutrire, attraverso la Parola, la fiducia e la speranza in una nuova umanità!

Maria, nostra patrona e madre della speranza sia nostro sostegno e guida nella vigile attesa di Colui che attendiamo e che ritornerà alla fine dei tempi.